“E le proteine?” – La domanda che fa ogni onnivoro sentendosi molto furbo

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Questa storia è il seguito di Dal burger di cartone alla “Carbonara VEGANA”. Il problema non è il tofu ma la comunicazione. Se non lo hai già letto ti conviene iniziare da lì.

È la domanda che arriva sempre. Puntuale. Inesorabile. Con lo stesso tono con cui tua nonna ti chiedeva se avevi messo la canottiera.

“Va bene tutto, ma… le proteine?”

Per qualche motivo collettivo abbiamo deciso che l’essere umano medio rischia la carenza proteica ogni volta che guarda un piatto di ceci. Come se bastasse saltare una bistecca per entrare in modalità carestia ottocentesca.

Il fabbisogno che nessuno va a controllare

Partiamo da un fatto noioso ma utile: il fabbisogno proteico medio per un adulto sano si aggira intorno a 0,8 grammi per chilo di peso corporeo al giorno. Anche salendo a 1–1,2 g/kg per chi fa attività fisica regolare, restiamo su numeri assolutamente raggiungibili senza dover mordere direttamente un bovino. Legumi, cereali integrali, frutta secca, tofu, tempeh: combinati in modo sensato, coprono il fabbisogno senza drammi esistenziali.

La carenza proteica, nei Paesi occidentali, non è esattamente in cima alla lista delle emergenze sanitarie. Semmai il contrario. L’alimentazione media di chi vive una vita frenetica da ufficio è spesso iperproteica, ipercalorica e con le fibre che si vedono giusto col binocolo. Colazione al volo con caffè e cornetto al bar, per pranzo un panino con la mortazza o un piatto pronto, a cena una bistecca “perché almeno oggi le proteine le ho prese”. In mezzo: zero legumi, poche verdure, fibra non pervenuta.

I dati sulle abitudini alimentari europee mostrano un consumo medio di carne superiore alle raccomandazioni di molte linee guida nutrizionali, mentre l’apporto di fibre è cronicamente sotto i livelli consigliati. Ma la domanda che ossessiona tutti è sempre quella. Proteine. Proteine. Proteine.

È un riflesso culturale, non un’analisi nutrizionale.

Il grande equivoco: proteine uguale carne

L’idea di fondo è semplice e sbagliata: se non mangi carne, non mangi proteine. In realtà le proteine sono ovunque. I legumi ne contengono in quantità rilevanti, così come cereali e frutta secca. Certo, le proteine animali hanno un profilo aminoacidico completo in modo automatico, ma l’integrazione tra fonti vegetali diverse è pratica nota da decenni. Pasta e fagioli, riso e lenticchie, pane e hummus. La cucina tradizionale lo faceva senza sapere cosa fosse un amminoacido essenziale, e ci ha tenuto in piedi per qualche millennio.

Poi c’è l’altro lato della medaglia, quello di cui si parla meno: lo squilibrio. Un’alimentazione vegana fatta male può essere carente di vitamina B12, può essere sbilanciata, può essere monotona. Esattamente come qualsiasi altra alimentazione fatta male. Solo che quando un onnivoro mangia male è “una cattiva dieta”. Quando un vegano mangia male è “la prova che il veganismo non funziona”.

Doppio standard interessante.

Il problema non è l’assenza di carne. È la qualità complessiva di quello che metti nel piatto. Un’insalata di legumi con cereali integrali e verdure di stagione è nutrizionalmente più solida di un panino con salame e maionese industriale, anche se quest’ultimo viene culturalmente percepito come più sano, più robusto, più reale, più da persone serie.

Dire questo, però, non fa notizia. Fa molto più rumore evocare il mito dell’uomo che sviene per mancanza di proteine dopo un piatto di lenticchie.

Io mangio tutto, e allora?

A questo punto lo chiarisco, per evitare fraintendimenti: io non sono vegano. Non sono vegetariano. Sono quello che si chiamava semplicemente “uno che magna de tutto” prima che sentissimo il bisogno di catalogare ogni sfumatura identitaria con un’etichetta WOKE.

Mangio carne (o “cadaveri” come li chiama più di qualche vegano). Mangio pesce. Mangio legumi. Mangio tofu. Mangio la carbonara tradizionale e, se fatta bene, mangio anche quella vegana. Non perché abbia aderito a un qualche manifesto futurista della nuova umanità, ma perché scelgo in base al gusto e al contesto, senza necessariamente costruirci sopra un’identità.

Il punto non è convincere nessuno a diventare vegano. Il punto è smontare l’idea che l’alimentazione vegetale sia automaticamente fragile, incompleta, sospetta. È una scorciatoia mentale comoda, non regge a un minimo di analisi, e ha il pregio di togliere dalla discussione qualunque responsabilità sul resto di quello che si mangia.

La vera domanda

La vera domanda non è “e le proteine?”.

La vera domanda è: che cosa stai mangiando davvero ogni giorno, al di là dell’etichetta che hai scelto per descriverti?

Perché se la tua dieta è costruita su cibo ultraprocessato, pause pranzo improvvisate e cene compensatorie, il problema non è che qualcuno ti ha tolto la bistecca dal piatto. Il problema è che hai delegato la nutrizione alla fretta.

E la fretta, quella sì, è una dieta pericolosa.