Mi chiamo Riccardo. Scrivo codice da abbastanza tempo da aver visto morire linguaggi, rinascere framework e cambiare almeno tre volte “la tecnologia definitiva”. Dopo le prime due decadi in questo mondo ho smesso di tenere il conto degli anni. Un po’ per dignità, un po’ perché certe cose è meglio non quantificarle.
In tutti questi anni ho fatto start-up e visto tanti settori diversi, dal fintech alle software house, dalle pubbliche amministrazioni alle agenzie di comunicazione, con tutte le varianti del caso: urgenze, idee brillanti alle 18:59 di venerdì, “piccole modifiche” che diventano cantieri e software che crescono in modo creativo, diciamo così. Per non parlare del tizio che non senti da 10 anni che ti chiama perché è convinto di avere l’idea del secolo (e ovviamente lui ci mette l’idea e tu il software. Si, certo, vai in banca a chiedere un mutuo rimborsabile in visibilità). È anche il bello del mestiere: cambi contesto, cambiano i progetti, cambiano i problemi, e tu ti porti dietro il know-how e l’esperienza.
La parte che mi diverte di più, però, non è scrivere codice. È entrare nei processi di una realtà, capirli davvero, smontarli e poi rimettere ordine: ristrutturare, semplificare, togliere il superfluo, far parlare tra loro pezzi che si ignoravano da anni o che non si sono mai rivolti la parola.
Alla fine l’obiettivo è sempre lo stesso: costruire prodotti che rispondano a esigenze precise e che, anche nel loro piccolo, facciano la differenza per qualcuno.
Perché “la formica rossa”
Per me è uno spazio personale, un ritorno ai bei tempi dei blog fatti bene: pochi fronzoli e un po’ più di tempo da dedicare a quello che stai leggendo, più dei 30 o 40 secondi di un reel su Instagram o TikTok. Qui finisce dentro un po’ di tutto, da quello che mi capita a quello che mi passa per la testa, senza per forza inseguire un filo logico. E sì, è anche un omaggio: non a Bertolucci, ma a René Ferretti e a quella “piccola cosa bella” che lo ha reso tanto fiero.
La Formica Rossa / di “Renè Ferretti” (tratto dalla serie Boris)
Ringraziare voglio il divino
labirinto degli effetti e delle cause
per la diversità delle creature
che compongono questo singolare universo
per l’amore, che ci fa vedere gli altri
come li vede la divinità
per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia
per il coraggio e la felicità degli altri
per la musica, misteriosa forma del tempo.