PHP è morto. Di nuovo.

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Ogni anno qualcuno annuncia la morte di PHP. È un rito stagionale, tipo il Black Friday o il nuovo framework JavaScript “definitivo”. “PHP è legacy”, “PHP è superato”, “PHP è il COBOL del web” (spoiler: anche il COBOL fattura ancora, e parecchio).

E intanto PHP è lì. In produzione. A pagare stipendi. A reggere ecommerce, SaaS, API, CMS che muovono una fetta imbarazzante di internet. Ma sì, tranquilli: morto.

Il ciclo eterno

Succede sempre così:

  1. Esce un nuovo framework JS/TS con un nome che sembra un energy drink.
  2. Medium si riempie di “Why X will finally kill PHP”.
  3. Un dev scrive “I can’t believe people still use PHP”.
  4. PHP continua a servire richieste in 20 ms, senza fare rumore.

Nel frattempo, per stampare “Ciao mondo” in certi stack moderni ti servono:

  • runtime
  • bundler
  • transpiler
  • 600 MB di node_modules
  • una configurazione YAML lunga quanto Guerra e Pace

Con PHP basta:

<?php echo "Ciao mondo";

Deploy. Fine. Fattura.

“Ma ormai è tutto JavaScript!”

Sì, certo. Anche il tostapane gira con JavaScript, probabilmente.

Ma quando devi fare CRUD, autenticazione, code, cache, ORM, validazioni, job asincroni… Laravel e Symfony non sono esattamente dei giocattoli.

La differenza è che non cambiano nome ogni 18 mesi.

“PHP fa schifo”

Di solito lo dice chi l’ha usato l’ultima volta nel 2011.

Nel frattempo:

  • PHP 7 e 8 hanno fatto salti enormi di performance
  • Tipi forti, attributi, JIT
  • Ecosistema solido
  • Composer che funziona senza evocare demoni

Dire oggi “PHP fa schifo” è come giudicare male le auto moderne solo perché la Panda del ’98 non aveva il CarPlay.

Il fullstack e il piano di esecuzione SQL

Poi c’è il fullstack developer moderno.
Sa discutere 40 minuti di server components.
Sa usare 3 state manager diversi.
Sa fare un thread infinito su Tabs vs Spaces.

Poi in produzione:

  • SELECT * FROM …
  • ZERO indici sulle tabelle
  • N+1 query come se non ci fosse un domani
  • CPU al 100%

Ma il problema è PHP, certo.

Spoiler: se non sai leggere un execution plan, il linguaggio è l’ultimo dei tuoi problemi.

Il problema vero: le enterprise

Qui arriva la nota dolente.
Molte enterprise schifano letteralmente PHP. Non perché abbiano benchmark devastanti contro. Non perché non possa scalare. Ma perché:

  • “Non è enterprise-grade”
  • “Non è serio”
  • “È roba da siti web”
  • “Non lo usano le big tech cool”

Traduzione: non è percepito come linguaggio da architettura con slide in PowerPoint e diagrammi pieni di frecce.

Così si preferisce uno stack ultra-complesso, distribuito su 12 microservizi, con tre layer di astrazione, che richiede un team DevOps solo per fare deploy… per poi fare la stessa cosa che PHP avrebbe fatto con un monolite ben scritto.

Ma ehi, suona meglio in riunione e nelle presentazioni PowerPoint.

PHP non è cool. È peggio: è affidabile.

PHP non è alla moda. Non genera hype. Non ti fa sentire parte dell’élite tecnologica.
È il linguaggio della gente che vuole spedire codice, risolvere problemi e andare a casa.
Ed è proprio questo che lo rende immortale: è noioso nel modo giusto.

E poi c’è Python

E mentre tutti litigano tra PHP e JavaScript, Python zitto zitto si prende backend, AI, data, automazione, scripting, DevOps. Non fa rumore. Non cerca hype. Ma quando guardi i numeri di adozione, community e ambiti coperti… sta letteralmente rompendo il culo a tutti.

Forse la lezione è questa: i linguaggi che “muoiono” ogni anno sono quelli che lavorano davvero.

PHP è morto.

Ci vediamo al funerale dell’anno prossimo.