Tagliatelle keto-vegane con zucchine e “vancetta”

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Ci sono due momenti nella vita di una persona in cui si capisce che qualcosa è cambiato per sempre. Il primo è quando ci si rende conto che non si possono più bere tre Negroni e svegliarsi fresco come una rosa. Il secondo è quando si decide di fare la dieta chetogenica.

La keto, per chi non la conoscesse, è quella dieta che guarda i carboidrati con lo stesso sospetto con cui un buttafuori guarda uno che prova a entrare in discoteca con i sandali. Pane, pasta, pizza: fuori. Grazie per averci provato.

Ora, se già la chetogenica di suo ha il carisma di una riunione su Meet alle 18:30, provate ad aggiungerci un’altra difficoltà: renderla anche vegana.

A quel punto molti pensano che l’unica cosa rimasta da mangiare siano foglie, semi e un vago senso di malinconia.

E invece no.

Ogni tanto si può tirare fuori qualcosa che sembra quasi un piatto normale. Uno di quelli che guardi e pensi: ok, non è una carbonara, ma almeno non è neanche una punizione medievale.

Questa ricetta nasce esattamente così: dal tentativo di sopravvivere alla keto senza sviluppare un odio profondo verso l’intero universo.

Il risultato sono delle tagliatelle cheto-vegane con zucchine e pseudo-guanciale croccante che, sorprendentemente, funzionano davvero.

Non nel senso motivazionale del tipo “è buono se ci credi”.
No. Funzionano proprio.

La ricetta

Cosa serve per 2 porzioni abbondanti e senza rimpianti:

  • 1 pacco di fettuccine di edamame da 200g (Slendier – organic edamame pasta)
  • 1 confezione di “Vancetta” a cubetti da 75g (ReginaVerde)
  • 3 zucchine medie
  • 1 cipolla media bianca o dorata
  • sale, pepe, salsa di soia, dado vegetale (a sentimento)

(le “fettuccine” e la “vancetta” li trovate al NaturaSì oppure online)

Si parte con le basi. Prendete la cipolla e tagliatela come vi pare: trito, fettine, mezzaluna… l’importante è che sia molto sottile. Non è una gara di scultura, ma più è fine meglio si comporterà in padella.

Le zucchine vanno tagliate sottili anche loro: a fettine, dadini, julienne, come vi pare. Purché abbiano uno spessore ridotto. Qui l’obiettivo è farle cuocere bene fino a quando non perderanno struttura.

A questo punto prendete una padella antiaderente e mettetela sul fuoco vivace senza olio. Dentro va la vancetta a cubetti con un pizzico di sale (se usate quello grosso siete sulla buona strada) e una generosa macinata di pepe.

Lasciatela rosolare con calma. Quando i cubetti iniziano a diventare abbrustoliti e, smuovendo la padella, fanno quel tipico rumore del brecciolino calpestato, aggiungete un filo di salsa di soia e fate sfumare.

Quando il tutto ha raggiunto un livello soddisfacente di croccantezza, togliete la vancetta dalla padella e mettetela da parte in un piatto. Tornerà utile tra poco.

Nella stessa padella, senza complicarsi la vita con mille cose diverse, mettete la cipolla e aggiungete olio in quantità rispettabile. Per capire quanto, potete usare l’unità di misura ufficiale introdotta da Giorgione: il nonnulla! (finché non vi sembra troppo, poi aggiungetene ancora un po’).

Quando la cipolla si è imbiondita, entrano in scena le zucchine e il dado vegetale. Fate cuocere bene il tutto fino a quando non iniziano a sfragnarsi.

Nel frattempo portate a bollore una pentola d’acqua con poco sale e buttate la pasta di edamame. Qui la cottura è rapida: 3 o 4 minuti sono più che sufficienti. Prima di scolarla ricordatevi di salvare una tazzina di acqua di cottura.

Scolate la pasta, trasferitela nella padella con le zucchine e fatela saltare qualche istante aggiungendo l’acqua di cottura messa da parte, giusto per legare tutto.

Solo a fuoco spento, poco prima di impiattare, rientra in scena la vancetta croccante che avevate saggiamente messo da parte.

Il risultato

La cosa sorprendente è che questo piatto ha in totale circa 10 grammi di carboidrati che, per gli standard della keto, è più o meno come riuscire a bere uno spritz in monastero senza farsi scomunicare.

Certo, non è la carbonara di tua nonna, ma nel mondo della chetogenica questo piatto è alta cucina rinascimentale.

E soprattutto dimostra una cosa: anche dentro una dieta che sembra progettata da un commercialista sadico, ogni tanto si può mangiare qualcosa che assomiglia davvero a un piatto di pasta.

Non è molto.
Ma è già abbastanza per continuare a vivere.